Il suo ultimo ricordo è quello di Ivan col fucile in braccio che spara una granata, urla e si accascia. Nessuna copertura è sufficiente per il cuore che non esplode, ma si sgretola poco alla volta come una roccia logorata dall'acqua. Non ha neanche pianto quando lo ha visto. Ed è così ingenuo pensare che un paio di casse siano sufficienti a tenere gli altri e se stessi al sicuro dall'assedio armato della vita che si torce su se stessa. Cortès sa che dietro il giubbotto antiproiettile di Volkov, c'è una ragnatela di vene che si contrae per la sopravvivenza, sa che c'è qualcosa di sconfinato che non conosce, non sa neanche dov'è nato, se ha mai avuto una famiglia e l'idea che possa crepargli tra le braccia mentre sta in ginocchio non riesce ad accettarlo.
-Boris, look at me. I'm here Boris.
L'obbedienza e il dovere sono salvagenti così lontani che neanche ricorda di averli addosso. Non avrà risposte stasera, mentre Klaus resta a pochi metri svenuto e lei non riesce a muovere le gambe, gli occhi assenti scavano nei fori lasciati dai proiettili, li dove la carne si è spalancata come un crisantemo. Si rovescia di fianco al Capitano stringendo i denti per le scariche di dolore. Non ha il coraggio di sfilargli il flak jacket ma ci affonda una mano con ostinazione, e forse il korolevita sentirà istintivamente lo stomaco a pezzi per la pressione brutale e disperata di Moloko che gli afferra la faccia per rovesciargli un bacio in bocca; gli spinge in gola tutto il fiato e l'affanno che non riesce a ingoiare - non sta cercando solo di farlo respirare, ma di trovare qualcosa a cui aggrapparsi, un battito che gli esploda nella testa e cancelli dalle viscere il desiderio lacerante della vendetta.
-Boris, look at me. I'm here Boris.
L'obbedienza e il dovere sono salvagenti così lontani che neanche ricorda di averli addosso. Non avrà risposte stasera, mentre Klaus resta a pochi metri svenuto e lei non riesce a muovere le gambe, gli occhi assenti scavano nei fori lasciati dai proiettili, li dove la carne si è spalancata come un crisantemo. Si rovescia di fianco al Capitano stringendo i denti per le scariche di dolore. Non ha il coraggio di sfilargli il flak jacket ma ci affonda una mano con ostinazione, e forse il korolevita sentirà istintivamente lo stomaco a pezzi per la pressione brutale e disperata di Moloko che gli afferra la faccia per rovesciargli un bacio in bocca; gli spinge in gola tutto il fiato e l'affanno che non riesce a ingoiare - non sta cercando solo di farlo respirare, ma di trovare qualcosa a cui aggrapparsi, un battito che gli esploda nella testa e cancelli dalle viscere il desiderio lacerante della vendetta.
- I'm your soldier, Captain
Abbandona la testa contro lo sterno di Ivan nel silenzio annichilente dello spazio, perdendo il conto del tempo, dei minuti, dell'attesa, ammassando i brividi in una vampata di calore che trafigge caviglie e polsi. Non sa più se il sangue sulle mani è il suo o quello di Ivan. Si sono mischiati ancora una volta. Un orribile dejavu.
Abbandona la testa contro lo sterno di Ivan nel silenzio annichilente dello spazio, perdendo il conto del tempo, dei minuti, dell'attesa, ammassando i brividi in una vampata di calore che trafigge caviglie e polsi. Non sa più se il sangue sulle mani è il suo o quello di Ivan. Si sono mischiati ancora una volta. Un orribile dejavu.
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